Danze & balli dell’America Latina “ Area Caraibica- le origini”
Riferimenti imperdibili delle danze e dei balli dell’america Latina da Cuba a Puerto Rico passando per la Repubblica Dominicana
CUBA
Bolero:
il Bolero nasce a Santiago de Cuba nella seconda metà dell‘800 e si espande velocemente in tutta l’area caraibica e in seguito negli altri paesi latinoamericani.
A livello musicale è l’erede della canzone di prosa spagnola, a cui si uniscono elementi di danzòn e di habanera. Si tratta di una musica lenta, molto dolce e romantica, che diventa musica ballabile intorno alla fine degli anni ’20,quando si unisce al son per dar vita al genere del bolero-son.
Da questo momento il ballo diventa espressione corporea della passione e del romanticismo delle note e delle parole cantate: si tratta infatti di un ballo in coppia nel quale l’uomo e la donna sono fusi in un elegante abbraccio e con i loro movimenti sinuosi e morbidi seguono la musica, accordandosi con lei.
ChaChaCha:
nasce a Cuba negli anni ’50 come modifica del mambo per una precisa esigenza dei ballerini, che avevano qualche difficoltà a seguire i passi sui ritmi veloci e sincopati del mambo. Per questo motivo i creatori del genere musicale, seguendo i gusti e le esigenze dei bailadores, creano un ritmo più semplice, meno sincopato, con parti cantate che rendono i brano più orecchiabili e di conseguenza più semplici da ballare.
È un ballo di coppia e il suo passo base fa un-dos, un-dos-tres, con il primo passo che generalmente marca il secondo tempo musicale; il nome stesso del ballo nasce come onomatopea del suono che i ballerini producevano strisciando o piedi in quell’un-do-tres.
Danzon:
questo ballo nasce dalla storia stessa di Cuba, visto che presenta elementi della cultura europea (la contradanza) che subiscono un processo di creolizzazione per influenza di elementi di origine africana.
Come ballo il danzòn nasce appunto dalla modica che subiscono la contradanza e la danza cubana, che sono balli caratterizzati da precise figure coreografiche di origine europea (spagnola e francese in particolare), a contatto con elementi di danza di origine africana che apportano maggiore espressività ai movimenti corporei dei rigidi schemi delle figure. Il termine danzòn indica a partire dagli ultimi decenni dell’800 un ballo caratterizzato da figure eseguite in coppia.
Mambo:
il mambo nasce alla fine degli anni ’30 a Cuba come evoluzione del danzòn, poi si espande fuori da Cuba in Messico e a New York ed esplode nel dopo guerra a livello mondiale. La sua ricchezza musicale si può trasformare in complessità a livello di danza: il mambo come ballo è caratterizzato dalla velocità dei movimenti e dalla complessità delle figure che la musica, sincopata, può ispirare al ballerino. Si può ballare sia da soli che in coppia; soprattutto nella fase del dopo guerra, a New York nel mitico locale Palladium diventerà un ballo teatrale, che può avere coreografie e figure e passi piuttosto elaborati. Il mambo si balla seguendo il ritmo sincopato della musica, con un tempo di silenzio in ogni frase musicale che corrisponde alla pausa nei movimenti dei ballerini.
Su quattro tempi, tre sono i movimenti e uno è la pausa; i gesti devono essere corti e netti, caratterizzati da grandi forza ed energia e soprattutto da grande velocità dei piedi.
Rumba:
il termine rumba indica un ciclo di danza costituito da tre stili diversi di musica e di ballo: il yambù, la columbia e il guaguancà. Tutti e tre gli stili nascono dall’anima popolare di Cuba: agli inizi dell’800, quando ancora la schiavitù era in vigore, i discendenti degli africani deportati come schiavi si riunivano fra loro per ballare alla ricerca di un momento proprio, da vivere come festa per ritrovare uno spirito di fratellanza e solidarietà.
Il yambù – nome che anche nel Gabon, stato dell’Africa Occidentale indica un genere di ballo – è la forma di rumba più lenta: si balla in coppia, in modo che la coppia possa esprimere la relazione che scorre fra i due partner. È contraddistinto da movimenti lenti con cui i ballerini imitano i movimenti affaticati degli anziani; rispetto al guaguancò manca il vacunao, gesto con cui l’uomo mima la penetrazione.
La columbia – è un ballo esclusivamente maschile nel quale l’uomo “dialoga” con le percussioni, esibendosi nelle più frenetiche e spettacolari acrobazie per mettersi in mostra, sfidando eventuali bailadores che vogliano esibirsi.
Il guaguancò – è il ballo della conquista: i ballerini mettono in scena una pantomima del corteggiamento, con una coreografia più complessa, dove l’uomo insegue, punzecchia, istiga la donna, mettendo in mostra le proprie doti, mentre la donna da una parte si ritrae e dall’altra osserva attenta l’esibizione del ballerino. Con un gesto l’uomo “vacuna” la donna che si ripara le zone intime, finchè il bailador la coglie di sorpresa e lei è costretta ad ammettere la propria sconfitta.
Son:
il termine son si usa per indicare non solo la musica, ma anche il ballo, le feste e l’ambiente stesso. Il son è la risposta popolare al danzòn: i suoi passi nascono a imitazione di quelli del danzòn, anche sé con una sensualità più marcata. Ballo di coppia dai movimenti fluidi, il son prevede che la coppia sia stretta in un abbraccio per dare il via anche ad alcune figure, tra cui ricordiamo el tornillo, dove l’uomo si piega su un ginocchio fino a terra, mentre la donna lo fa ruotare tenendolo per un braccio.
PUERTO RICO
Bomba:
la bomba è uno dei balli autoctoni portoricani più importanti, un patrimonio culturale molto sentito e apprezzato. Le sue origini risalgono all’epoca della schiavitù, quando agli africani deportati come schiavi venivano vietate le loro celebrazioni religiose e come accade in tutti i paesi che hanno sofferto della schiavitù, i loro riti si fusero con le festività e le divinità cattoliche in un sincretismo che vedeva nella musica un fattore importante per esprimere le sofferenze, ma anche le speranze. La bomba nasce come musica esclusivamente per il ballo: è una danza che richiede il continuo dialogo frà i ballerini e le percussioni, chiamate per l’appunto bomba. Mantenendo il passo base che consiste in molleggi e piccoli saltelli sulle gambe a ritmo dei tamburi, i ballerini a turno sfidano il musicista richiedendo basi musicali per passi e movimenti di vario genere, a cui il percussionista deve rispondere a suon di musica, creando un meccanismo di chiamata e risposta.
Plena:
le origini della plena risalgono ai primi anni del ‘900, quando vigeva a Puerto Rico il divieto di parlare in pubblico di fatti di vita privata: i pleneros risolvevano questo inconveniente ritrovandosi per le strade a suonare e a ballare, cantando con toni umoristici e satirici gli ultimi avvenimenti della comunità, una sorta di giornale della strada con cui la comunità veniva informata delle ultime notizie. A differenza della bomba, non si tratta di un ballo strutturato come domanda e risposta ma semplicemente la funzione di raccontare. Il ballo è molto semplice e divertente: si compiono piccoli passi veloci, di norme effettuati sul posto seguendo il ritmo della musica. È un ballo corale, a cui partecipano gli uomini per dare il via al corteggiamento e a cui le donne rispondono con atteggiamenti di coqueteria, di civetteria.
Reggaetòn:
questo genere di musica e ballo è recente, avendo fatto la sua comparsa nei primi anni ’90 nell’ambiente underground di Puerto Rico. Affonda le sue radici nel rap e hip-hop nord-americano e nel reggae giamaicano ma con i testi in spagnolo, testi che parlano di tematiche sociali, di situazioni che si vivono per le strade e soprattutto di sesso con toni e linguaggio espliciti. La libertà di espressione che caratterizza la musica si ritrova anche nel ballo, dove sono presenti richiami evidenti al sesso: nel reggaton uomo e donna si muovono in maniera più che sensuale, amplificando i movimenti del bacino, a volte mimando anche l’atto sessuale. È un ballo libero, lontano da ogni remora morale, che permette di scatenarsi senza limiti in pista, ma è sempre un ballo e come tale và interpretato, con ironia e con una grande voglia di divertimento.
REPUBBLICA DOMINICANA
Bachata:
la bachata nasce come ballo di strada: era infatti un genere musicale e una danza che veniva praticata nelle strade, nei campi, nelle feste popolari e veniva vissuta come un momento di svago e divertimento a cui si univa una grande carica di romanticismo e sensualità. Il ballo è molto semplice: si tratta di quattro passi base che possono essere eseguiti lateralmente o avanti e indietro, enfatizzando con particolari movimenti del copro l’ultimo passo. Questo ballo, nelle sue origini manca di figure coreografiche in quanto l’uomo e la donna erano stretti in un abbraccio romantico, cercando di interpretare le frasi sensuali tipiche dei testi della bachata.
Merengue:
anche il merengue, musica e ballo nazionale della Repubblica Domenicana, nasce come espressione popolare, assorbendo e integrando elementi africani e creoli. Come ballo di coppia è molto semplice, avendo una base composta da due passi: un,due,un,due; i ballerini possono ballare stretti uno all’altra o possono staccarsi e dare il via a figure e giri coreografici ma semplici nella loro realizzazione , cosa che rende questo ballo molto amato non solo nella Repubblica Domenicana, ma in tutto il mondo.
La musica Afro-caraibico-latino-americana e il suo viaggio intorno al mondo
Un viaggio tra i generi musicali che ci accompagnano nel caraibico
Parlare di musica latinoamericana è sempre una sfida: tanti sono i generi musicali che sono nati e si sono evoluti in America Latina, e che da qui hanno conquistato il mondo portando con sé un universo di sentimenti ed esperienze.
La maggior parte dei generi musicali latinoamericani nasce da un processo di fusione di elementi europei spagnoli, ma anche francesi, inglesi, portoghesi e altri con elementi delle culture amerindie che sono sopravvissuti all’arrivo dei colonizzatori, ma soprattutto con le culture degli africani deportati dal Continente Nero per lavorare come schiavi, tassello fondamentale nella formazione della musica latinoamericana.
In questa musica meticcia si incontrano tre universi di suoni e di ritmi, che si mescolano dando vita a un universo musicale nel quale le singole identità afro-caraibico-latino-americana.
Le radici dei generi musicali latinoamericani sono dunque molteplici. Il continente americano era abitato prima dell’arrivo di Colombo da popolazioni indigene che avevano sviluppato civiltà e culture dove la musica rivestiva un ruolo molto importante, scandendo alcuni momenti fondamentali della vita, come eventi e manifestazioni di carattere religioso e sociale. Purtroppo l’arrivo dei colonizzatori ha significato della maggior parte delle etnie precolombiane la distruzione e la fine di un’epoca, ma tracce importanti anche a livello musicale sono rimaste nella musica delle nuove nazioni che hanno visto l’alba in quei secoli.
Il sopraggiungere degli europei, in particolare spagnoli, ma anche francesi, inglesi, portoghesi, danesi, tedeschi e in seguito italiani, ha significato per il nuovo continente l’importazione delle loro culture, anche a livello musicale.
Inoltre gli europei da subito hanno cominciato a deportare migliaia di persone da vari paesi africani per utilizzarle come schiave nelle piantagioni; la brutalità e la crudeltà della schiavitù ha distrutto molte vite, ma non è riuscita a intaccare lo spirito di queste popolazioni che hanno dato il loro apporto fondamentale alla creazione di una nuova musica con ritmi e strumenti che hanno attraversato l’oceano atlantico per trovare nuova vita in America.
Ciascuna popolazione ha un patrimonio musicale che cresce e si evolve in ogni tappa storica; la musica europea sbarca in America e vi incontra da un lato quello che la furia della colonizzazione ha lasciato degli amerindi e dall’altro la cultura musicale che gli africani ridotti in schiavitù hanno portato dall’Africa. La complessità della musica latinoamericana e la verità di ritmi che risuonano in America Latina nascono dalla fusione di questi tre elementi in percentuali diverse.
In ogni nazione è avvenuta una particolare evoluzione: a volte alcuni gruppi etnici sono prevalsi su altri, altre volte si è originata una perfetta mescolanza, e proprio la diversa combinazione delle tre grandi radici ha dato origine a tanti ritmi e suoni caratteristici di ogni paese. Non bisogna poi dimenticare che in alcuni periodi e luoghi la musica afrolatina ha incontrato la musica afroamericana (jazz) dando luogo a ulteriori mescolanze. L’apporto della musica afro-caraibico-latino-americana alla storia della musica globale è sempre stata fondamentale e alcuni generi hanno avuto in determinate fasi storiche dei veri e propri boom catturando l’attenzione delle platee di tutto il mondo.
1)EPOCA PRECOLOMBIANA (fino al 1492)
L’epoca che precede l’arrivo di Colombo ha visto alternarsi molte civiltà sul suolo americano.
Nella parte continentale dell’America Centrale e Meridionale si sono susseguite alcune grandi civiltà che i conquistadores hanno distrutto con la violenza e la schiavitù, ma che hanno comunque lasciato la loro impronta sul territorio in modo indelebile, anche a livello musicale.
2)PERIODO COLONIALE: dall’arrivo degli europei alla conquista dell’indipendenza (1942-1900 circa)
Con la scoperta dell’America da parte di Colombo si inaugura una nuova era: sono soprattutto gli spagnoli, a cui seguono subito inglesi, portoghesi e poi anche francesi e olandesi, che giungono in America Centrale e Meridionale dando inizio alla colonizzazione dei territori alla ricerca di ricchezze da importare nel vecchio continente.
Questo significa per le popolazione indigene la distruzione delle loro civiltà, con la decimazione della popolazione. A partire dalla seconda metà del ‘500 si avvia la colonizzazione che vede gli europei stabilirsi sul continente: una volta stanziati sul nuovo territorio i conquistadores importano lo stile di vita europeo con tutte le manifestazioni culturali che comprende, tra cui anche la musica. Arrivano le serenate, il flamenco, il valzer la quadriglia, la contradanza e i ritmi con cui la ricca borghesia dell’epoca si diletta. In contemporanea comincia l’epoca della schiavitù: per mantenere il sistema delle piantagioni è necessario molta manodopera, che viene prelevata dall’Africa. Moltissimi sono gli africani deportati in America, che portano con sé i ritmi delle loro terre.
Per chi si trova a vivere un’esperienza alienante come la schiavitù, la musica rappresenta un modo per evadere da una realtà dove vige il codice della violenza e per mantenere vivi i contatti con la madrepatria e con le sue credenze. Arrivano così in America Latina i ritmi e gli strumenti della tradizione africana, in particolare le percussioni, che entrano nel circuito musicale popolare sfuggendo al rigido controllo imposto dagli europei. Durante questi secoli si avvia anche il processo di sincretismo fra le varie religioni africane e la religione cattolica, un sincretismo che gli schiavi di origine africana e gli amerindi utilizzano per mantenere in vita i loro culti mimetizzandoli con una patina di cristianità o anche adottando nel loro pantheon i santi cattolici. E’ a partire da questo periodo che nascono i ritmi dei paesi dell’America Latina, dall’unione di sonorità europee, amerindie e africane.
In questi secoli detti paesi acquisiscono la coscienza di un’entità nazionale che li porterà in diverse fasi all’indipendenza dai paesi europei. Negli stessi anni come abbiamo detto le musiche si contaminano dando origine a rumba, son, bomba, plena, merengue, cumbia: tutti quei ritmi di matrice africana che rappresentano la voce del popolo, mentre dalle musiche dell’alta borghesia nascono per esempio il danzòn e il bolero.
In conclusione possiamo evidenziare che i fattori storici hanno formato non solo la musica, ma lo spirito di ogni paese latinoamericano
3)LA MUSICA LATINOAMERICANA CONQUISTA IL VECCHIO CONTINENTE (1920-1930 circa)
In questi anni alcune musiche nate in America Latina escono dai confini nazionali per arrivare in tutto il mondo. E’ il caso del tango, nato in argentina che scoppia come fenomeno a cavallo fra gli anni ’20 e ’30. Nei primi anni del ‘900 infatti il tango arriva in Europa e negli Stati Uniti nel 1910 nel quartiere di Palermo, a Buenos Aires, nei trii di tango composti da clarinetto o flauto, violino e chitarra, fa la sua comparsa il bandoneòn, una specie di fisarmonica che diventa lo strumento più rappresentativo del tango. Negli anni ’20 il tango esplode come fenomeno in Europa, mentre dal punto di vista musicale sotto l’influenza del jazz statunitense il tango si affina, esplosione e consacrazione con l’esordio nel mondo di Hollywood grazie a Rodolfo Valentino che nel Film “ i quattro cavalieri dell’apocalisse 1921” si lancia in un focoso tango. Grazie alla voce e al carisma di Carlos Gardel anni ’30, si raggiunge la massima diffusione del genere nel mondo. In Brasile intorno agli anni ’20, il samba si sviluppa come musica nazionale: simbolo della gioia e dell’allegria di vita di tutto il popolo brasiliano, questa musica esplode in tutto il mondo. Intorno al 1910 il samba fino ad all’ora musica di composizioni anonime, ha un autore: si tratta di Josè Barbosa da Silva, con le sue canzoni porta il samba anche in Europa e la radio che negli anni ’20 divulga il samba in tutto il Brasile facendolo diventare fenomeno di massa. In questi stessi anni alcuni generi musicali cubani conquistano le platee di tutto il mondo. E’ il caso del son, genere creato dai Campesinos (contadini) della zona di Santiago tra la fine del ‘800 e i primi del ‘900. Grazie ad alcuni gruppi musicali come il Sexteto Bolona, il Sexteto Habanero etc..etc.. iniziano a esportare questo genere musicale in tutto il mondo.
4)NUOVI GENERI MUSICALI FANNO BALLARE IL MONDO (1940-1950)
Il trombettista cubano Mario Balzà, che era andato a New York intorno al 1930 alla ricerca di nuovi stimoli nell’ambito del jazz, insieme a Frank Grillo meglio noto come Machito cantante, fonda nel 1940 l’orchestra The Afro – Cubans, che ottiene un successo che negli anni d’oro del Palladium diventerà strepitoso. Nel 1943 durante uno spettacolo, improvvisando su un tema di Gilberto Valdès della canzone El botellero, Bauzà crea il tema Tanga, ritenuto l’inizio di quello che sarà definito poi latin jazz e che all’inizio Bauzà chiamava Afrocuban Jazz. Il latin jazz viene consacrato come nuovo genere musicale, con la nascita del brano Manteca di Chano Pozo e Dizzy Gillespie.
Gli anni ’40 sono l’epoca del boom della musica messicana con brani come: Besame Mucho e Cielito lindo. E’ degli anni ’50 il successo mondiale del mambo, genere creato da Oreste Lòpez alla fine degli anni ’30 ed esportato in tutto il mondo da Pèrez Prado e Benny morè.
Nel 1953 il brano La Enganadora di Enrique Jorrin con l’Orchesta Amèrica inaugura chachacha (genere musicale nato dalla modifica del mambo), che ottiene un successo travolgente diffondendosi in tutto il mondo.
5)CREARE POESIA IN MUSICA (1960-1970)
Verso la fine degli anni ’50 Joào Gilberto, un cantante chitarrista brasiliano, proveniente dallo stato Bahia crea a Rio de Janeiro una nuova Batida con la chitarra, sfasata rispetto al canto, che viene ironicamente definita chitarra balbuziente e incide la canzone Chega de saudade, considerata capostipite di un genere nuovo, la bossa nova. Compositore è Antonio Carlos “Tom” Jobim, che insieme al poeta Vinicius de Moraes scrive alcuni brani memorabili del genere. Negli anni ’60 vedono nascere nuovi generi musicali che fondono poesia e musica: a metà degli anni ’60 a opera dei cantanti e cantautori Gilberto Gil e Caetano Veloso nasce in Brasile una nuova corrente musicale chiamata Tropicalismo, nella quale vengono assorbiti elementi di rock n’roll, rappresentando una rottura sia con la bossa nova che con il samba morro, samba dal carattere sensuale molto apprezzato allora. Intorno alla metà degli anni’60 in Giamaica dalla evoluzione del blues che si fonde con il genere autoctono del mento nasce un nuovo ritmo lo ska. Le nuove formazioni adottano questo nuovo genere per parlare di problematiche sociali forti su ritmo deciso e vivace.
Agli inizi degli anni ’70 nasce il genere della Nueva Canciòn in Cile, Argentina e Uruguay, paesi sconvolti da governi dittatoriali, dove i cantanti si fanno portavoce delle istanze di libertà e rivoluzione che agitano gli animi delle popolazioni. Anche Cuba è interessato da questo fenomeno musicale che nella Isla Grande prende il nome di Nueva Trova a opera di alcuni fondamentale cantautori come Pablo Milanès e Silvio Rodriguez.
In Giamaica invece in quegli anni prende forma in nuovo ritmo il reggae, che vede protagonisti Peter Tosh e Bob Merley. I testi delle canzoni si ispirano ai principi della religione del rastafarianesimo e soprattutto Bob Marley si fa portavoce di ideali di pace e uguaglianza sociale che muovono i giovani di quegli anni in tutto il mondo.
6)LE NUOVE GENERAZIONI (1970-1980)
Verso la fine degli anni ’70 Marius Cultier, pianista della Martinica, impiega in un suo disco il termine zouck, che viene usato dal gruppo Kassav’ per indicare il nuovo genere musicale ballabile creato come sintesi di biguine, salsa, funky e ritmi autoctoni.
Negli anni ’80 la tecnologia fa il suo ingresso nella musica latinoamericana: nasce il raggamuffin o ragga, il reggae digitale.
Negli anni ’90 a Puerto Rico dalla fusione di raggae, rap, hip-hop con testi spagnolo nasce il reggaetòn. E’ anche il perido in cui fa il giro del mondo la bachata, genere musicale tradizionale della Repubblica Dominicana che si rinnova dopo l’uscita nel 1990 dell’album Bachata Rosa di Juan Luis Guerra.
7)CHE COSA RISERVA IL FUTURO
(dal 2000 ad oggi)
La musica latinoamericana negli ultimi anni ha avuto un vero e proprio boom a livello mondiale, complici alcuni progetti che hanno mostrato al mondo le sonorità dei Paesi dell’America Latina, dove hanno continuato a prosperare ed evolversi. E’ innegabile l’influenza che questi ritmi stanno avendo sulla musica internazionale a nazionale: il fenomeno del latin-pop, scoppiato grazie a personalità come Ricky Martin e Chayanne, Paulina Rubio, Shakira e Jennifer Lopez, è solo la parte più appariscente di un processo di latinizzazione del panorama musicale.
Il boom della musica cubana negli ultimi tempi iniziato con il gruppo di Buena Vista Social Club grazie al film omonimo sul finire degli anni ’90 e al progetto di Ry Cooder che ha riscoperto alcuni dei più grandi artisti della tradizione cubana, dimenticati in patria e all’estero, ha dato vita a un fenomeno abbastanza singolare: è stato infatti uno straniero a insegnare al mondo che cos’era una parte della musica cubana, a riappropriarsi di un patrimonio musicale tradizionale che se a Cuba non è mai mancato, nel resto del mondo sembrava quasi dimenticato. Il futuro della musica latinoamericana è aperto a mille evoluzioni: in particolare si osserva da più parti un ritorno alle origini, ai suoni primordiali con cui i popoli un tempo colonizzati hanno ormai conquistato il mondo, in un processo culturale che ci fa solo sperare per un futuro ancora più ricco di contaminazione, dove le differenze saranno una ricchezza e non un elemento di divisione.
Riferimenti
Titolo
Italia Salsera 2005 – la guida ufficiale dell’industria latino americana
A cura della
Latinolandia production
La Pachanga fa impazzire New York (1961)
Tratto da – El Diario La Prensa di New York 1961
“ Senores qué pachanga!… Me voy pa’ la Pachanga!… Senores qué Pachanga!… Me voy pa’ la Pachanga
Eduardo Davidson.
Questo interessante articolo sull’origine della pachanga fu pubblicato dalla rivista Nuestra Historia de “ El Diario La Prensa” di New York. Si tratta di alcune dichiarazioni fatte da [...]
Tratto da – El Diario La Prensa di New York 1961
“ Senores qué pachanga!… Me voy pa’ la Pachanga!… Senores qué Pachanga!… Me voy pa’ la Pachanga
Eduardo Davidson.
Questo interessante articolo sull’origine della pachanga fu pubblicato dalla rivista Nuestra Historia de “ El Diario La Prensa” di New York. Si tratta di alcune dichiarazioni fatte da Arsenio Rodriguez e pubblicate il 30 aprile 1961. (Herencia Latina).
C’è un nuovo ritmo a New York che sta facendo impazzire gli amanti del ballo. La Pachanga, il movimentato ritmo di cui fedeli interpreti sono oggi due giovani direttori di orchestra – Charlie Palmieri e Johnny Pacheco - , rispettivamente portoricano e domenicano.
La Pachanga ha trasformato questa città ed ha fatto impazzire migliaia di persone che si sono sentite attratte da un ritmo così coinvolgente. Quello che è cominciato come un ballo “ da pazzi “in meno di due anni si è propagato in tutti i locali notturni della città fino a contagiare gli amanti della musica brava.
Già non si sentono più frasi come “ Andiamo a Rumbear “ oppure “ si va a mambear “. Ora tutti vanno a pachanguear, i giovani, gli adulti e i bambini. Si balla la pachanga nelle feste familiari del barrio e di Long Island, del Bronx e di Manhattan, come anche in tutti i club notturni della città, dal più umile al più elegante.
ORIGINE
C’è una discordanza di idee sull’origine di questo movimento. Senza dubbio i più autorevoli direttori d’orchestra della città, tra cui il popolare Machito Juanucho Lopez, Belisario Lopez e Fran Ugarte, concordano che la pachanga è una combinazione di ritmi provenienti dal merengue, dal son montuno, dal mambo e dagli altri ritmi tropicali più movimentati.
Di una cosa sono tutti sicuri, che lo stile col quale i giovani newyorkini ballano la pachanga è originale del Bronx. Il brinquito (passo,ndr) tipico della pachanga non è stato importato da nessun paese. Ha avuto origine qui.
Secondo le ricerche che abbiamo fatto, tutto pare indicare che il ritmo che sta causando furore in città, nacque qui dalle orchestre di Fajardo e di Aragon, le quali giunsero in questa città nel 1959. Queste orchestre introdussero il ritmo ma non prese subito piede.
La Storia del Cha Cha Cha
Negli anni ‘50 Cuba viveva la feroce dittatura di Fulgencio Batista, caratterizzata da crimini atroci, profonde ingiustizie sociali e da una corruzione dilagante.
L’Habana, consegnata dall’astuto dittatore nelle mani della mafia americana, era diventata nel frattempo un grande casinò a cielo aperto: la Las Vegas del Caribe. L ‘esigenza di incrementare il gioco d’azzardo e di [...]
Negli anni ‘50 Cuba viveva la feroce dittatura di Fulgencio Batista, caratterizzata da crimini atroci, profonde ingiustizie sociali e da una corruzione dilagante.
L’Habana, consegnata dall’astuto dittatore nelle mani della mafia americana, era diventata nel frattempo un grande casinò a cielo aperto: la Las Vegas del Caribe. L ‘esigenza di incrementare il gioco d’azzardo e di divertire le folle di turisti danarosi che affollavano i casinò, favorì indirettamente il bisogno di musica, di nuovi locali e la creazione di nuove espressioni musicali.
Le charangas, tipiche formazioni cubane caratterizzate dalla presenza dei violini e del flauto, raggiunsero in quegli anni il loro apogeo. E questo grazie all’euforia provocata dal un nuovo ritmo: il chachacha, creato nel ‘51 da Enrique Jorrín, violinista e direttore dell’orchestra America.
Questo nuovo ritmo fu favorito dall’incorporazione nella classica formazione di charanga delle congas, che contribuiranno a creare una interessante variante ritmica sincopata che sarà accolta con grande entusiasmo dai ballerini cubani.
Ispirandosi alla sensualità e alla bellezza delle ragazze cubane, il maestro Enrique Jorrìn compose nel 1951 il brano “La Engañadora”, considerato in assoluto il primo chachacha della storia. In realtà il violinista cubano quando creò questo nuovo ritmo, non sapendo che nome dargli lo battezzò provvisoriamente “mambo-Rumba“. Solo due anni più tardi decise di chiamare la sua creazione chachacha, ispirandosi al suono onomatopeico che provocavano i ballerini nel marcare con i piedi la caratteristica sequenza sincopata di questo ballo che ascoltata con attenzione sembrava proprio dire: “chachacha”.
Alla diffusione di questo nuovo ritmo collaborarono tutte le orchestre cubane più famose, in particolare l’Aragón de Cienfuegos e quella di José Fajardo y sus Estrellas.
L’interesse verso questo nuovo ritmo provocò una vera e propria rivoluzione musicale e diede alla luce brani indimenticabili come ad esempio: “Rico vacilón”, “Los marcianos”, “El bodeguero”, ”Perfidia”, “Yo tengo una muñeca”, “Me lo dijo Adela”, “El pollo de Carlitos“.
Per quanto riguarda il ballo i ballerini cubani solevano entrare sul quarto tempo, per marcare la sincope chachacha tra i tempi quattro e uno (questo nel conteggio da uno a quattro). Il movimento ritmico era quindi: quatro y un-dos-tres, mentre nella tradizione americana diverrà popolare la maniera di entrare direttamente sul primo tempo e marcare la sincope sul terzo e il quarto tempo (un-dos-tres y quatro).
Tutto ciò a dimostrazione di come il ballo, cambiando latitudine, si trasforma adattandosi al gusto e al costume locale.
Il chachacha ebbe una grandissima popolarità fra i ballerini dell’epoca. Un enorme successo l’ottenne anche negli Stati Uniti, grazie alle innumerevoli incisioni dei portoricani Tito Rodriguez e Tito Puente, che seppero fare del chachacha uno dei balli favoriti della loro generazione.
Si trattava di un ballo piuttosto semplice che si eseguiva prevalentemente in linea, con figure composte da semplici giri a destra o a sinistra. Il suo ritmo allegro e contagioso alimentò però la creatività dei ballerini che cominciarono ad inserire figure sempre più fantasiose che spinsero i più virtuosi a riunirsi in circolo per eseguire la cosiddetta ”rueda de chachacha” dalla quale deriva quella che in futuro fu chiamata “rueda de casino”.
Anche in Italia questo ritmo cubano seppe conquistare l’onore delle cronache e attorno ad esso si scatenò la stessa febbre che in passato aveva saputo suscitare il mambo. Brani come il “Chachacha della segretaria”, favorirono anche il nascere di un chachacha nostrano che ci regalò numerosi successi discografici durante i favolosi anni ‘60.
Il chachacha è ancora oggi un ballo popolarissimo, entrato stabilmente, anche se con uno spirito molto diverso, tra le danze standard latino-americane che sono ricordiamolo: samba, paso doble, jive e appunto chachacha.
Curioso come nel mondo degli standard, venga chiamato solo “chacha” e ancora più strano che molti siano convinti che questi sia il suo nome originale.
Come abbiamo visto chachacha, stava a sottolineare la sincope che esegue la conga fra il quarto e il primo tempo formata da tre scansioni: appunto cha cha cha.
Allora perché chiamarlo chacha? - Probabilmente perché i maestri inglesi volevano enfatizzare il fatto che fosse un ballo differente rispetto all’originale cubano.
Sicuramente tra tutti i ritmi cubani il chachacha è l’unico a non essere mai passato di moda e anche durante l’apogeo della salsa ha continuato ad avere i suoi cultori e ha rappresentato per molti artisti una valida alternativa musicale. Persino artisti pop hanno preso ispirazione da questo ritmo che è diventato familiare in tutto il mondo.
La perfetta fusione fra il rock e il chachacha ce l’ha offerta, a cavallo degli anni ‘70, Carlos Santana, chitarrista californiano di origine chicana, che ha saputo regalarci una serie incredibile di successi come ad esempio: “Oye como va” (originariamente di Tito Puente), “Black magic woman”, “Moonflower”, fino alla recentissima “Corazon espinado”, che hanno saputo tenere alto, anche negli anni più bui, l’interesse del pubblico mondiale verso la musica di origine afrocubana.
Nell’attualità c’è da rilevare come nei locali italiani strettamente salseri raramente capita di ascoltare qualche chachacha. I deejay i preferiscono non programmarlo perché non vogliono correre il rischio di svuotare la pista. Di conseguenza gli stessi insegnanti di ballo non sono invogliati ad insegnarlo proprio perché nei locali non lo si balla mai.
Sembra un po’ la storia del gatto che si morde la coda ma è decisamente un vero peccato perché il chachacha, al di là del suo fascino, è assolutamente propedeutico alla salsa e se ben fatto può veramente aiutare a migliorare il senso ritmico e interpretativo di ogni singolo ballerino.
Testo tratto da Meeting Latino 2008
L’evoluzione della “ SALSA “
Evoluzione della salsa dalle origini ad oggi…
Riuscire a tracciare una storia della salsa risulta impresa ardua e difficile. Tracce della sua origine possono essere riscontrate nella cultura musicale di molti paesi del centro America, in modi e caratteristiche diverse: da Cuba a Puerto Rico, dalla Colombia al Venezuela. Cercheremo di delineare gli aspetti cronologici e socio-musicali delle diverse realtà, senza voler definire delle verità assolute, scelta questa comprovata dal fatto che diverse sono e a volte contrastanti le teorie sulle origini della Salsa. La maggior difficoltà, nel definirla e nel inquadrare la sua evoluzione, è intrinseca nella sua natura ibrida e molteplice: dalla sua nascita nella diaspora delle radici nei diversi Paesi, la ricchezza delle sue contaminazioni e trasformazioni, in luoghi e ambienti diversi. Per alcuni Salsa è solo quella cubana, influenzata dal Son e dalla Rumba, altri preferiscono identificarla con quella portoricana e altri ancora con lo stile metropolitano di New York. A nostro avviso Salsa è una forma musicale meravigliosa, grazie alla miriade di particolarità e differenze da cui si connota in relazioni al suo luogo di provenienza. La Salsa possiede degli elementi a essa tipici, che la definiscono, e fanno si che essa rimanga sempre e comunque fedele alla sua struttura originaria, ciò nonostante subisca trasformazioni e mutazioni. Dalle isole dell’ America Latina al Barrio, quartiere latino di New York, alle fredde città Europee.
Altre teorie sulle origini della Salsa la vogliono come la sintesi di ritmi a lei precedenti, come il Son, la Rumba, il Mambo, la Guaracha. Nella tradizione cubana, viene considerata come un rituale di galanteria e corteggiamento in musica. Per altri la Salsa evidenzia il suo carattere tribale nella sua essenza più antica. Essa, infatti discende originariamente dalla tradizione africana. Si sostiene in sintesi che le prime forme di Clave siano già presenti nel continente nero e che la sua forma più tradizionale si crea in Africa.
Dall’incontro successivo di tradizioni e culture diverse ( africane da una parte ed ispano europee dall’altra ), approdano nel continente americano strumenti, ritmi, canti, religione, culti. Le linee fondamentali della melodia e dell’armonia europea furono rapidamente integrate nei ritmi arrivati dall’Africa, in una terra fertile e creativa come quella CARAIBICA, trovando in Cuba il centro di confluenza e d’interazione.
Mentre alcuni ritmi come la Conga, la Rumba, il Guaguancò, lo Yambù e la Clomunbia, rimasero attinenti ad una sonorità africana, il Danzòn si può considerare il primo prodotto dell’isola non più africana e nemmeno europeo, ma ibrido nato dalla confluenza della contraddanza francese con i ritmi africani. Alla proclamazione dell’indipendenza di Cuba nel 1902, restrizioni mai prima imposte vennero applicate nell’ambito socio-culturale, tra cui quella di suonare i tamburi di provenienza africana. Questa provocò la nascita di formazioni vocali chiamate Caros de Clave, diffondendo la vocalità e testi per canzoni. Queste nuove tendenze si spostarono dalle campagne verso le città ed intanto prendeva sempre più una nuova forma musicale: el son. Il Son come è stato già ampiamente documentato, combina una parte lirica che espone un “tema“con una parte ritmica (il montuno).
Una terza interpretazione considera deleterio porsi il problema dell’origine della Salsa, dal movimento in cui questa semplice parola nacque come termine commerciale, sviluppatosi negli Stati Uniti per inglobare i diversi ritmi musicali caraibici e in senso lato, latinoamericani, uniti ad una base comune: la clave.
Come è accaduto al Mambo, alla Rumba e alla maggior parte dei ritmi latini, anche la Salsa ha presto varcato i confini cubani per approdare degli Stati Uniti. Qui intorno agli anni Settanta, grazie all’interazione con altre culture musicali, nasce e si sviluppa la Salsa Metropolitana. Vivace e fantasiosa, meno aristocratica e più vicina alla dura realtà del Barrio del Quartiere Latino di New York. Questa città diventa terreno fertile per la sua trasformazione, punto di riferimento per artisti latinoamericani di diverse provenienze. Nei ghetti delle grandi città americane l’emarginazione, la povertà e la lotta quotidiana per la sopravvivenza mettono a dura prova gli immigrati, che hanno lasciato la loro terra per cercare fortuna nell’Eldorado americano.
Il Barrio è popolato da portoghesi, venezuelani, cubani, uruguaiani, colombiani e portoricani, una miriade di culture diverse, ricche di storia e tradizioni musicali. Il Son Cubano trova terreno fertile nella sua metamorfosi e s’incontra con altrettanti ibridi il jazz, il rhythm’n’blues, la cumbia e la sorella Rumba. Tra i seguaci della teoria che rivendica la nascita di questo glorioso ballo, sono i portoricani, di Puerto Rico, colonia americana, isola indipendente, che a differenza di Cuba, vittima dell’embargo economico, riuscì negli ultimi trent’anni a sviluppare ed incrementare con nuovi elementi questo nuovo e frizzante ritmo musicale chiamato Salsa; di contro, si afferma, Cuba rimase legata alle sue tradizioni popolari.
Oggi è possibile dire che ciononostante Cuba sia stata pressata da ristrettezze economiche e dall’isolamento, non fu certo ignara alle novità, e meno che mai quelle provenienti dalle culture musicali alternative come l’Hip Hop. Da qualche anno siamo coscienti che un nuovo genere musicale (danzante?) è nato a Cuba, frutto dalla mescolanza della tradizione afrocubana con gli umori metropolitani Jazz e Hip Hop, che prende il nome di Timba.
Puerto Rico fu sicuramente avvantaggiata dall’aiuto delle case discografiche americane che fecero da trampolino di lancio per la musica portoriquena. La produzione musicale dell’isla dell’incanto s’incrementò, migliorandosi, diventando culla per la nascita di grandi artisti ed orchestre come “El Gran Combo de Puerto Rico”. Ma risalendo alle origini dei gruppi musicali storici della Salsa, non possiamo fare a meno di nominare la grandiosa “Fania All Star”, ideata dal flautista Jhonny Pacheco, che riuscì a farsi finanziare il progetto di assemblare una orchestra formata dai grandi della musica latina come Tito Puente, Celia Cruz, Roberto Roena, Papo Luca, Ray Barretto, Ruben Blades, Roberto e Willy Colòn.
In pochi anni il fenomeno Salsa esplose in tutto il mondo, con grande attenzione da parte delle case discografiche americane. Gli addetti ai lavori si ritrovarono in mano in prodotto di grande commerciabilità, privo di nome. Non si poteva chiamarlo Son, perché facilmente confuso con la parola di origine inglese sound, così appunto qualcuno pensò di utilizzare una parola che fosse al tempo stesso, facile da ricordare e sinonimo di miscela,ecco appunto definita con il termine Salsa.
Robert Palmer, critico musicale del New York Times, conoscitore dell’universo musicale americano, afferma che, nonostante la fusione di differenti elementi musicali, negli Stati Uniti d’America i bianchi ballavano e ascoltavano Rock, i neri suonavano il Blues, mantenendo viva la segregazione razziale; nel Barrio invece, la Salsa è motivo di unione, luogo in cui si fondono culture diverse senza alcuna distinzione di razza e di provenienza.
Secondi Tito Puente, grande timbalero della Fania All Star, e per certi versi creatore della Salsa, contrasta terribilmente il termine “salsa”, aggiungendo che questa parola è stata “inventata” da chi “vende” musica, con l’intento di creare etichette a tutti i costi:-“La salsa si mangia, non si suona”-afferma riferendosi alle origini di questo ballo.
Al di là di tutto, una cosa è certa, il segreto di questo ritmo sta proprio nella sua universalità, nelle infinite definizioni possibili che potrebbe acquisire. Salsa vuole dire ritmo, passione, calore, ballo, comunicazione, ma anche critica, politica, avanguardia, contaminazione, espressione di molteplici linguaggi, perché, nella luna storia della musica latinoamericana, il rapporto tra pensiero e fisicità, tra impegno e divertimento, è stato strettissimo, tutto riunito in un unico universo quello Salsero.
Nozioni Fondamentali Musicali
E’ importante conoscere alcune fondamentali nozioni musicali per poter meglio interpretare la musica sulla quale balliamo.
E’ importante conoscere alcune fondamentali nozioni musicali per poter meglio interpretare la musica sulla quale balliamo.
Melodia
È formata da una successione di suoni che differiscono in quanto alla loro durata, alla loro altezza ed alla loro intensità. Essa implica la nozione di durata e perciò và subordinata al ritmo; attinge la sua naturale origine dalle inflessioni della parola, dalle esclamazioni, dai gridi dell’uomo o degli animali, tutti elementi che esprimono la vita e i sentimenti.
Ritmo
Il susseguirsi regolare e constante nel tempo di eventi sonori. La sua definizione determina che tipo di composizione di musica leggera, in cui la cadenza ritmica prevalga sulla melodia, stiamo ascoltando. Ad esempio un merengue,un walzer,un chachacha ecc…
Battuta ( o musica )
Si intende la somma dei valori musicali contenuti tra due stanghette verticali nel pentagramma: questa somma si sviluppa in base al tempo stabilito.
Battito ( o pulsazione )
È l’elemento unitario della battuta e viene identificato con ¼ che poi può essere frazionato in ottavi,sedicesimi,ecc…. o moltiplicato.
Tempo
1) Esprime la velocità di un brano; se ascoltiamo un brano contando quante battute ci sono in un minuto, determiniamo la sua velocità espressa in BPM ( battute al minuto )
2) Determina la divisione delle battute in tanti movimenti musicali uguali. Ad esempio il camminare dell’uomo ( o meglio la regolare marcia militare ). E caratterizzato da due movimenti uguali che si ripetono in cicli regolari, cioè in battute da 2/4. Potremmo inoltre dire che sui quarti maggiormente accentati ( movimenti forti )avremo i “ battere ” mentre sui restanti ( movimenti deboli ) avremo i “ levare “. Una battuta in 2/4 contiene due battiti da 1/4 . Una battuta in ¾ contiene tre battiti da ¼ . Nella maggior parte dei casi la musica è scritta in 4/4 .
Frase Musicale
Il concetto di frase musicale è duplice e molto significativo per il coreografo.
Il primo riguarda quel gruppo di 8, 16 o 32 battute chiamate anche periodo, durante il quale si dovrà tener conto di amalgamare le figure in modo logico, come fosse una frase o periodo scritto o parlato. Cambiando periodo si potrà, ad esempio, dopo 8 battute staccare la coppia o entrare in una serie di figure di tipo diverso, cambiare direzione, ecc…. Come per sottolineare e quindi meglio interpretare il cambio appunto della frase musicale.
Il secondo è il concetto di frase elementare da 8, cioè quella composta normalmente da una battuta dispari e da quella pari immediatamente successiva, in un brano suonato in 4/4, o da quattro battute di 2/4. Contare in 8 ci aiuta dunque ad individuare il momento migliore per iniziare a ballare e continuare ad eseguire tutte le figure appunto in frase e non solo a tempo.
Strumenti Ritmici-Musicali
storia degli Strumenti che caratterizzano la musica Latino Americana “ CARAIBICA “
La Clave
Dal secolo XVI fino al secolo XVII, i magazzini del porto de L’Havana sono stati il centro vitale di tutta la capitale.
La sicurezza del porto, fortificato e con la reputazione di essere inoppugnabile, assicurava alla città l’arrivo di tutte le barche e con esse delle ricchezze delle terre d’America ed impose L’Havana come l’incontestabile “Chiave delle Indie”.
Anno dopo anno, l’Havana in Cuba e Siviglia in Spagna si scambiarono uomini, merci, sapere ed abitudini, a causa dell’andirivieni delle navi su quella rotta.
Nel porto si mischiarono le musiche d’Africa, echi nelle memorie degli schiavi neri, e le musiche dell’Andalusia, contribuendo a costruire un cubanismo nascente.
Il porto dell’Havana vibrava di attività: occorreva riparare le imbarcazioni di legno danneggiate dalle tempeste e dai pirati e rimetterle in buono stato, prima di restituirle al mare, cariche di merci preziose, alla volta delle famigerate Isole Bermuda, passaggio obbligato per il ritorno in Europa.
Le caviglie erano bastoncini di legno che servivano per fissare i pezzi delle imbarcazioni ed erano ammassate a migliaia nei magazzini del porto. Erano di un legno immarcescibile nell’acqua di mare e di una qualità senza eguali; esse erano i pezzi essenziali di un’imbarcazione, vere chiavi di volta, senza le quali niente sarebbe stato possibile. Erano le responsabili della sicurezza in mare: si può dire che su di esse riposava tutto l’edificio commerciale.
Nelle mani degli operai e dei falegnami della marina, esse si scontravano al ritmo del lavoro, liberando un suono profondo e nostalgico, causato dalla durezza del legno utilizzato (acana, jiqui, guayacan, jucaro, quiebrahacha, ecc.).
Quando il lavoro si fermava un momento, i depositi e le taverne del porto si popolavano di musica e di canti e le caviglie, o ” Claves “, diventavano naturalmente percussioni nelle mani della gente povera che non aveva strumenti, e per la quale la musica era un’attività naturale e quotidiana.
Fu così che, levigata dal tempo e dalle mani degli schiavi neri e dei carcerati venuti dall’Andalusia, la clave scivolò lentamente dalla sua funzione di pezzo di imbarcazione al suo status di strumento musicale: in un porto che è una chiave del mondo, due pezzi di legno, pezzo essenziale delle barche, diventarono un’altra chiave: quella della musica cubana.
In effetti, è alla percussione delle claves che l’orchestra si affida. E se il suonatore della clave perde il ritmo, è tutto un edificio che precipita: quello della musica. La clave è la colonna vertebrale della salsa e ne costituisce anche il cuore. Si dice che il ritmo della clave non si impara: uno nasce con esso, oppure no.
Ma senza arrivare al ritmo, già solo il battere la clave è meno banale di quello che sembra.
Si prende per un estremo uno dei due bastoncini nella mano destra e si batte ritmicamente, con un movimento morbido e rilassato che parte dal polso, sul centro del bastoncino sorretto dalla mano
sinistra.
La presa della mano sinistra è essenziale: il bastoncino si regge tra il pollice e le altre dita.
Si trova così a riposare all’interno del palmo che assume la funzione di cassa di risonanza; la pressione esercitata sulle dita, il modo di “arrotondare” il palmo e, ovviamente, la forza del tocco, influenzano il timbro e la potenza del suono ottenuto.
Il bastoncino destro, attivo, è simbolicamente la parte maschile dello strumento; mentre il bastoncino sostenuto dalla mano sinistra, passivo in apparenza ma dal quale esce il suono, ne è la femmina.
Spesso, i vecchi suonatori di claves, per abitudine o tradizione, usano sempre la stessa mano per lo stesso bastoncino: uno sarà sempre il destro, maschio, e uno il sinistro, femmina, anche se le claves all’inizio sono rigorosamente identiche e simmetriche. Col passare del tempo, i tocchi ripetuti creano un “vuoto” nel legno, in modo peculiare e differente per i due bastoncini: l’esame di una coppia di claves usato rafforza senz’altro il simbolismo della sessualità.
La clave come concetto musicale è un pattern o patron, per dirlo in spagnolo, di due misure; una sincopata composta di tre colpi ed una lineare di soli due.
Sincope in Greco ha il significato di “spezzare”, “percuotere”, “rompere”, e in musica viene ad indicare il procedimento per il quale una nota ha il suo attacco su un’unità di tempo debole e si prolunga sull’unità forte successiva, impedendo di percepire la percussione sull’accento forte di quest’ultima. Questo procedimento, se ripetuto più volte a breve intervallo, come nel nostro caso, produce un’impressione di agitazione e di instabilità del ritmo.
Un ritmo sincopato è pertanto un ritmo in cui vengono evidenziati, oltre agli accenti forti (in battere), anche gli accenti deboli (in levare).
Mentre balliamo, noi contiamo la musica in otto tempi. I tempi forti (o in battere) sono 1-3-5-7, mentre in tempi deboli (o in levare o sincopati) sono 2-4-6-8.
E’ proprio questa suddivisione asimmetrica e binaria (nel senso che è composta da due misure) del tempo ciò che caratterizza e condiziona fortemente la musica cubana e latina in generale. La battuta sincopata, considerata forte, è sempre contrapposta a quella lineare o debole ed il loro accoppiamento crea un continuo alternarsi di tensione e rilassamento ritmico della musica.
Questa è senz’altro una delle implicazioni più evidenti di questo tipo di concezione ritmica ma, dal punto di vista pratico ne abbiamo un’altra: la direzione della clave. Con direzione della clave si intende definire quale delle due battute, forte o debole, venga per prima, dato per assunto che in un brano musicale la clave non si interrompe mai dall’inizio alla fine.
Proprio in questo ambito si parla spesso di clave 2/3 e clave 3/2 come se fossero due cose differenti. In realtà con queste due indicazioni numeriche si intende definire proprio la direzione della clave in un preciso brano musicale o in un pattern.
Clave 3/2 significa che il brano inizia con la battuta forte (3 colpi); clave 2/3 significa che il brano inizia con la battuta debole (2 colpi).
Andiamo a conoscere i tipi di clave più comuni. Si tratta di pattern antichissimi di diretta provenienza africana ancora oggi diffusissimi nella musica del continente nero insieme ad una infinità di varianti e derivati. A Cuba sono stati codificati da varie generazioni di musicisti e musicologi e prendono il nome dei generi musicali più importanti.
Esistono due tipi principali di clave 3/2: la Clave di Son e la Clave di Rumba.
La più conosciuta ed utilizzata è la Clave di Son, senz’altro regina della musica popolare e, al giorno d’oggi, anche di quella più commerciale conosciuta come salsa.
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Tempo |
Ballando sull’1 |
Ballando |
Ballando |
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| 1 |
TAC |
1° Passo |
PAUSA |
PAUSA |
| 1 e 1/2 |
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| 2 |
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2° Passo |
1° Passo |
4° Passo |
| 2 e 1/2 |
TAC |
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| 3 |
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3° Passo |
2° Passo |
5° Passo |
| 3 e 1/2 |
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| 4 |
TAC |
PAUSA |
3° Passo |
6° Passo |
| 4 e 1/2 |
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| 5 |
|
4° Passo |
PAUSA |
PAUSA |
| 5 e 1/5 |
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| 6 |
TAC |
5° Passo |
4° Passo |
1° Passo |
| 6 e 1/2 |
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| 7 |
TAC |
6° Passo |
5° Passo |
2° Passo |
| 7 e 1/2 |
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| 8 |
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PAUSA |
6° Passo |
3° Passo |
Ascoltando un brano, possiamo seguire la melodia contando gli “otto” 1-2-3-4-5-6-7-8 etc., oppure la ritmica scandendo la clave PA—PA—PA—–PA-PA.
Alla “fine del giro” ci troveremo di nuovo sull’uno musicale, pronti a ricontare l’uno o a ricantare il primo colpo di clave.
Ovviamente possiamo fare la stessa cosa ballando, possiamo cioè muoverci in riferimento alla melodia (musica, parole), o al ritmo.
Il ritmo è scandito dalla sezione percussiva dell’orchestra. Ciascuna percussione esegue un suo peculiare pattern ritmico, che però è capeggiato, diretto e legato indissolubilmente alla clave. Tant’è che quando la clave è “sottintesa” o coperta dal suono degli altri strumenti, si può facilmente desumere dal suono delle altre percussioni.
Se balliamo salsa cubana, lo faremo certamente sull’uno musicale e quindi muoveremo il nostro primo passo sul primo colpo della clave 3/2.
La salsa portoricana, invece, di solito viene ballata sul due.
A seconda del pezzo musicale, della coreografia, della “linea di pensiero” e non ultimo dei gusti personali, il ballerino può decidere di ballare sul “due musicale” (o “melodico”), oppure sul “due ritmico”, partendo cioè sul primo dei due colpi di clave della battuta debole (ballare in clave).
Le due cose, come vedremo più avanti, nel caso di un brano suonato in clave 2/3, si sovrappongono perfettamente. Al contrario, il ballerino che decida di ballare sul “due ritmico” un brano suonato in clave 3/2, si ritroverà a ballare (cioè a muovere il primo passo) sul sei, come evidenziato nello schema.
C’è poi la Clave di Rumba, chiamata anche Clave Cubana, molto più diffusa nel folclore e, negli ultimi 20 anni, anche nella musica popolare più moderna o in quella di fusione. Viene utilizzata spesso nelle salse di ritmica cubana. Essa sostanzialmente differisce dalla clave 3/2 solo per il terzo colpo che invece di essere posizionato sul 4, è posizionato sul 4 e 1/2 e viene spesso evidenziato dai cantanti e ballerini cantandolo così: ” PA—PA—-Paum—-PA-PA “.
La Clave 2/3 o Clave Rovescia viene suonata in parecchi brani, oppure “desunta” dalla 3/2 dai ballerini di salsa portoricana (sostanzialmente quando ballano sul “due musicale” un brano in clave 3/2).
Tempo Clave di Rumba 2/3 Ballando sull’uno Sul 2 musicale Sul 2 ritmico.
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Tempo |
Ballando sull’1 |
Ballando |
Ballando |
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| 1 |
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1° Passo |
PAUSA |
PAUSA |
| 1 e 1/2 |
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| 2 |
TAC |
2° Passo |
1° Passo |
1° Passo |
| 2 e 1/2 |
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| 3 |
TAC |
3° Passo |
2° Passo |
2° Passo |
| 3 e 1/2 |
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| 4 |
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PAUSA |
3° Passo |
3° Passo |
| 4 e 1/2 |
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| 5 |
TAC |
4° Passo |
PAUSA |
PAUSA |
| 5 e 1/5 |
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| 6 |
|
5° Passo |
4° Passo |
4° Passo |
| 6 e 1/2 |
TAC |
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| 7 |
|
6° Passo |
5° Passo |
5° Passo |
| 7 e 1/2 |
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| 8 |
TAC |
PAUSA |
6° Passo |
6° Passo |
Tutti i musicisti mentre suonano “ salsa “ pensano, interpretano e improvvisano in funzione della CLAVE. Alcuni esempi possono essere “ La Cascara “ ( figura ritmica suonata con la bacchetta sul fusto del timbal )
o la Campana
Che in certi punti del brano, suonano delle figure ritmiche che fanno capire bene la direzione della Clave e comunque tutta la ritmica e la melodia del brano fanno intuire la Clave.
Anche il ballerino, mentre balla, dovrebbe rendere omaggio a questa importantissima figura e saperla interpretare. Da qui la famosa frase “ ballare in Clave “. Chiunque si ispiri alla Clave mentre balla e la interpreta balla in Clave. D’ altra parte ballare in Clave esprime per molti anche un significato più generale, ovvero scegliere di partire sul primo dei tre colpi, cioè ballare sull’ 1 o sul 5, oppure sul primo dei due colpi, cioè ballare sul 2 o sul 6, non tenendo conto quindi della frase musicale. Altro strumento molto importante è la CONGA
Che suona tipicamente un colpo secco “ PA “ al 2 e al 6 due colpi profondi “ CUM-CUM “ al 4 e all’8. La concorrenza di tutte le cellule ritmiche musicali o figure ritmiche di questi e altri strumenti, fanno sì che la maggior parte della musica dell’America Latina vada interpretata ballando sul “ 2 “, a meno che di accontentarsi di ballare sulla melodia e quindi sull’1.
Tito Puente: The King of Latin Music
La storia del re della musica latina…
Antonio Puente, soprannominato The king of Latin Music, è sicuramente il più importante esponente di questo genere musicale, fino a questo punto così discusso e in linea di massima denominato Salsa. Egli seppe unire in un grande calderone, ritmi afro-cubani, la bossanova, il samba, la pachanga con sonorità della musica popolare nordamericana, che nel corso degli anni è stata definita con vari termini come Latin Jazz, Afro-cuban jazz, Latin Dance e per ultimo Salsa.
La lunghissima carriera di percussionista, compositore ed arrangiatore newyorchese di origini portoricana, è iniziata negli anni Trenta in un quartiere chiamato East Harem, conosciuto anche come Spanish Harem, in quanto la comunità che vi risiedeva era costituita, per la maggior parte, da emigranti di lingua spagnola. Qui l’incontro tra la cultura delle popolazioni ispaniche e quella del Nord America aveva dato luogo ad un nuovo fermento artistico-culturale che trovava nel jazz afro-cubano e nel latin dance la sua espressione musicale.
Uno dei primi esponenti di questo stile musicale emergente fu il cantante cubano Frank Raul Grillo (Havana 16.02.09–London 15.04.84), meglio conosciuto con il nomignolo “Machito”. Arrivato a New York nel 1937 in qualità di leader cantante di un complesso di musica cubana, Machito nel 1940 costituì una nuova band dove, accanto agli strumenti tradizionali della musica afro-cubana, appariva anche una sezione di fiati composta da tre sassofoni e due trombe. Il sound prodotto dalla band rappresentava a pieno la nuova tendenza musicale, in quando fondeva la potenza ed il coinvolgimento delle percussioni e dei ritmi cubani con la musicalità e la suggestione melodica dello provenienti dallo swing jazzistico e con l’impatto sonoro delle orchestre tipiche delle Big Band che lo producevano. Il nuovo suono prodotto dalla band di Machito suscitava una notevole suggestione sul giovane Puente che all’epoca era dedito a suonare nelle sale da ballo newyorchesi. È facile immaginare l’entusiasmo che potè provare Tito quando alla fine del 1940 Machito gli propose di entrare nella band come sostituto del batterista-timbalero. Tito, pur se appena diciassettenne, aveva militato in numerose band e poteva vantare già una notevole esperienza, anche se limitata esclusivamente alla musica da ballo.
Le doti musicali di Tito Puente erano stupefacenti già allora, in particolare quello che risaltava era la capacità di adattarsi a qualsiasi contesto musicale, conseguenza forse dal fatto di aver vissuto, ascoltato e studiato musica in un ambiente in cui s’incontrano e s’intrecciano una miriade di culture diverse. Il suo stile, se da una parte era influenzato dal sound delle Big Band Swing dell’epoca, in particolare da Benny Goodman, Duke Ellington, Artie Shaw, dal drumming di Gene Krup (il più famoso batterista dell’epoca), dall’altra, trovava ispirazione nelle sue origini etniche afro-cubane.
La convivenza dell’anima ispanica e del gusto per lo swing, faceva di Tito un drummer veramente innovativo, degno di essere considerato il musicista per eccellenza cha ha rivoluzionato i canoni della musica afro-cubana, mantenendo viva l’anima originaria. Egli fu, infatti, tra i primi ad utilizzare nella musica latinoamericana la combinazione di timbales, cassa e piatti per riprodurre le figure ritmiche tipiche delle Big Band, spesso senza avvalersi delle altre percussioni (bongos e congas principalmente ) tipiche della musica cubana. Già allora era un musicista completo, il suo modo di suonare era una miscela di gusto, talento e di studio (presso la New York School of Music), in grado di leggere la musica, suonare il pianoforte, il sax, oltre buone nozioni di composizione e di arrangiamento musicale.
Nel 1942 Tito Puente lascia la band di Machito per arruolarsi in marina, nella quale prese servizio, pur senza abbandonare la musica, sino al 1945. Finita la seconda guerra mondiale Tito ebbe la possibilità di tornare nelle file della Machito’s Orchestra, ma rifiutò: il suo desiderio era quello di lavorare come musicista ed arrangiatore freelance. Decise, pertanto, di perfezionare le sue nozioni di composizione e di arrangiamento, dapprima studiando sul metodo sviluppato dal teorico e matematico Joseph Schillinger che all’epoca riscuoteva molto successo tra i musicisti jazz ed in seguito frequentando la prestigiosa scuola musicale Julliard, dal 1945 al 1947. Nello stesso periodo continuò a lavorare come batterista con una band di musica brasiliana che si esibiva nel famoso Nightclub Copacabana e come direttore di orchestra nella band del cantante Pupi Campos nelle file suonava il trombettista Jimmy Frisaura, che divenne successivamente l’agente di Tito.
Nell’estate del 1948 il produttore impresario Federico Pagani offrì a Puente l’opportunità di suonare tutti i sabato pomeriggio all’Alma Dance Stiduios, un famosissimo locale di Brodway. Tito accettò e formò una nuova band chiamata “Tito Puente and The Piccadilly Boys”, composta dall’amico Jimmy Frisaura alla tromba solista, Chono Gonzalez alla tromba, Luis Varona al piano, Angel Rosa alla voce, Manuel Paxtot al contrabbasso, Manny Oquendo ai bongos, Frankie “Pacco” Calòn alle congas e Tito alla batteria, ai timbales ed al vibrafono. Da allora Tito non abbandonò mai più il ruolo di band leader.
Nel 1949, quando Max Hyman acquistò gli Alma Dance Studios trasformandoli nel più importante locale di ballo di New York, il “Palladium”, la popolarità di Tito arrivò alle stelle. Il Palladium divenne in breve tempo il locale più frequentato della City ed il punto di ritrovo di tutta l’èlite newyorchese. Ogni sera era possibile incontrare personaggi popolarissimi quali Sammy Davis Jr., Jackson Pollack, Marlene Dietrich, Allen Ginsberg, Leroi Jones, Kin Novak ed il mitico Marlon brando.
In quello stesso periodo Puente incise il suo primo disco a 78 giri intitolato “Abaniquito” ed ampliò la band includendo (seguendo l’esempio di Machito) una sezione fiati composta da quattro trombe, un sax baritono, un sax tenore, un sax alto ed un trombone. Con la nuova e versatile formazione, capace di spaziare in vari generi musicali, passando dalla musica americana, allo swing agli standard pop, Puente registrò alcuni dischi per la Tico Records. In particolare, con la registrazione nel 1955 “Puente in Percussion”, Tito riuscì a realizzare un sogno, quello di incidere un album di sole percussioni, avvalendosi di una formazione composta dai percussionisti Willie Bobo, Mongo Samtamaria, Pararo Valdès e dal Bassista Bobby Rodriguez.
Il progetto di realizzare n disco con una band dove non figurino strumenti armonici e fiati risultò all’epoca estremamente rivoluzionario, tanto che Puente stentò a convincere il produttore della Tito Records ad imbarcarsi in una operazione che loro consideravano sicuramente fallimentare. Tito era convinto dell’importanza che l’uso delle percussioni aveva rappresentato nella cultura delle popolazioni africane come strumento di comunicazione tra gli uomini e tra questi e le divinità e voleva esprimere quanto ancora era rimasto dello spirito dei progenitori africani nella musica latinoamericana.
Seppure con molte difficoltà, alla fine la Tico Records diede l’assenso all’incisione del disco ma costrinse Puente a realizzarlo in brevissimo tempo per ridurre al minimo i costi. Il disco fu registrato, in appena uno o due take, ma si rivelò, non appena uscito in commercio, un successo al di sopra di ogni aspettativa.
Nel 1955, Tito formò un contratto in esclusiva con la RCA alla quale restò legato per numerosi anni realizzando svariati dischi di successo, tra cui spiccano “Top percussion”, un altro album dedicato all’esplorazione dei ritmi e delle percussioni afro-cubane e “Dance Mania”, ancora oggi considerato come uno dei più importanti album di musica latinoamericana di tutti i tempi.
Nel 1960 con la registrazione dell’album intitolato “Revolvin Bandstand”, Puente realizzò un altro progetto ambizioso, quello di unire in un unico studio di registrazione due bands, una con una sezione ritmica latinoamericana ed un’altra con una sezione ritmica jazz, che si alternavano nell’esecuzione del brano, ognuna attribuendo allo stesso uno stile ed un arrangiamento. Il risultato di questa operazione, per la cui realizzazione Tito si avvalse della collaborazione del trombettista Buddy Morrow, fu assolutamente sorprendente.
“Revolving Bandstand” fu l’ultimo album registrato per la RCA da Puente che tornò successivamente con i suoi vecchi compagni della Tico Records. Nel 1972 un vecchio brano di Puente intitolato “Oyo como va” arrivò in vetta alle classifiche discografiche nella versione realizzata da un artista emergente del panorama rock-pop: Carlos Santana. Tutto ciò fece avvicinare il pubblico giovane alla musica di Puente che negli anni Settanta veniva classificata come musica Salsa.
Nel 1977 Carlo Santana e Tito Puente, i quali nel frattempo avevano inciso un album in due versioni: “Santana III” il primo e “Para los rumberos” il secondo, s’incontrarono per la prima volta in concerto nel Roseland Ballroom di New York.
Nel 1979, con l’album intitolato “A Tribute to Benny Moré”, Tito vinse il suo primo Grammy award, al quale ne seguirono altri due per “Mambo Diablo” e On Broadway”. Da allora in poi la carriera in Puente è stata caratterizzata da un susseguirsi di trionfi e di riconoscimenti. Basti ricordare le prestigiose collaborazioni con artisti come Frank Sinatra, Rosemarie Clooney ed Abbe Lane, le numerose apparizioni in pellicole cinematografiche come “Radios Day” di Woody Allen, o la sua partecipazione alla colonna sonora del film “Dick Tracy”.
Tutto ciò sta a testimoniare, attraverso una vita e percorso artistico intenso e impegnativo, come il talento e l’amore per la musica, in un ragazzino di origine portoricana, nato in un quartiere povero di New York, possa far sì che un giorno futuro egli possa diventare: “The King of Latin Music” !
